LA RICERCA DI Borrelia burgdorferi IN Ixodes ricinus
Risultati
In ogni esemplare di zecca, identificato con l’indicazione del sito e
della data di raccolta, sono state verificate innanzitutto l’appartenenza alla
specie Ixodes ricinus e successivamente la presenza di Borrelia burgdorferi.
Il DNA di ogni zecca è stato sottoposto ad amplificazione con primer
specifici per sequenze di DNA mitocondriale tipiche di Ixodes ricinus.Tutti
gli estratti risultati amplificabili con i primer 16a/b sono stati testati
con i primer c/c’ specifici per sequenze altamente conservate del cromosoma
di Borrelia burgdorferi sensu lato.
Dei gruppi di campini relativi alle cinque raccolte, ne sono stati analizzati solo tre, riferibili ai mesi di marzo, maggio e giugno. Questa scelta, pur obbligata dalla ristrettezza di tempo, non è stata limitante poiché siamo convinti che i mesi interessati dallo studio siano i più significativi. Infatti l’infezione si acquisisce solitamente quando le ninfe si nutrono tra marzo e luglio, anche se è noto che le zecche adulte possono occasionalmente trasmettere la malattia quando pasteggiano in autunno (Steere 1994). Per completare lo studio ci proponiamo comunque di proseguire la ricerca di Borrelia anche nelle zecche raccolte nel periodo tardo - estivo.
Sono state analizzate 242 zecche, e di queste 41 sono risultate positive alla ricerca di DNA di Borrelia burgdorferi sensu lato, con una prevalenza di infezione (circa il 16.9%) paragonabile a quella di altre realtà vicine alla provincia di Belluno. Nella provincia di Trento, ad esempio, si ha una percentuale di positività del 16%; in altre nazioni europee essa varia tra il 7 e il 14% (Mather and Ginsberg 1994).
Come si evidenzia dalla tabella che segue, sono risultate positive 38 delle 119 ninfe in esame e 3 dei 18 maschi. Le 5 femmine e le 23 larve studiate sono, per contro, risultate negative.
|
Data raccolta |
LARVE |
NINFE |
MASCHI |
FEMMINE |
TOTALI |
|
I)racc. MARZO |
0 (su 0) |
7 ( su 68) |
0 (su 1) |
0 (su 1) |
7 (su 70) |
|
II) racc. MAGGIO |
0 (su 0) |
13 (su 42) |
3 (su 8) |
0 (su 2) |
16 (su 52) |
|
III) racc. GIUGNO |
0 (su 23) |
18 (su 86) |
0 (su 9) |
0 (su 2) |
18 (su 120) |
|
TOTALI |
0 (su 23) |
38 (su 196) |
3 (su 18) |
0 (su 5) |
41 (su 242) |
Il fenomeno, applicabile anche ai nostri dati, secondo il quale all’aumentare del numero dei campioni di zecche esaminate corrisponderebbe una diminuzione relativa del numero dei positivi, è stata variamente valutata. Nel nostro caso comunque si potrebbe ipotizzare una lieve sovrastima dell’incidenza dei positivi sul territorio.Secondo Talleklint e Jaenson il suddetto rapporto numerico potrebbe dipendere dall’abbondanza relativa di zecche e ospiti in ogni ambiente e dai rapporti che si instaurano tra questi (Talleklint 1995). Importante appare il ruolo del capriolo, che condiziona il numero di zecche nell’ambiente e quindi il grado di infestazione sugli ospiti serbatoio, come i microroditori. Fino ad un certo valore, con l’aumentare dei caprioli aumenta il numero di zecche che si nutrono sugli ospiti serbatoi, e quindi aumenta il loro tasso di infezione. Ad alte densità di caprioli, il numero di ospiti serbatoi non è sufficiente per infettare tutte le zecche e di conseguenza si può osservare un decremento del tasso di infezione medio, anche se aumenta la probabilità di incontrare un parassita.
Il capriolo potrebbe inoltre partecipare alla diffusione di Borrelia attraverso il meccanismo di co-feeding. Le zecche, cioè, tendono a raggrupparsi sulla cute dell’ospite nel corso del pasto di sangue, facilitando lo scambio di microrganismi patogeni tra una zecca infetta e una non infetta (Randolph et al. 1996).