INTRODUZIONE
Nel corso degli ultimi anni è stato da più parti affermato che la diffusione delle zecche nel territorio alpino è in costante aumento. Alla base di questa convinzione sono anche le sempre più numerose segnalazioni di puntura provocate da questi aracnidi e la motivata preoccupazione per le infezioni che, attraverso queste, possono essere trasmesse.
Fino a poco tempo fa si riteneva che l’unica malattia infettiva trasmessa da zecche nell’area veneta bellunese fosse la borreliosi di Lyme. Dal 1994, però, si dispone di dati clinici e di laboratorio (Caruso 2000) (Grazioli 1997) che dimostrano la presenza nel territorio anche dell’encefalite da zecca (TBE). Nel Bellunese il virus della TBE è presente in focolai circoscritti a differenza di Borrelia burgdorferi la cui diffusione è largamente omogenea. In Europa la tendenza all’aumento di casi di malattie trasmesse da zecche (TBE, borreliosi, ehrlichiosi, etc.) è probabilmente legata all’aumento delle attività nel tempo libero nelle zone esposte.
Dalla prima segnalazione di un caso di borreliosi di Lyme nel 1989, le infezioni trasmesse da zecche costituiscono nella la Provincia di Belluno un importane problema sanitario e sociale per la popolazione residente e per i numerosi turisti che ogni anno frequentano le zone a rischio.
La probabilità di contrarre questa malattia è in relazione con la distribuzione e l’abbondanza di zecche, in particolare di Ixodes ricinus, considerato il vettore di diversi microrganismi (primo fra questi Borrelia burgdorferi) verso l’uomo e verso molte specie di mammiferi domestici e selvatici.
Durante i tre stadi evolutivi (larva, ninfa e adulto), la zecca può parassitare ospiti diversi, come rettili, uccelli e mammiferi. Se il pasto avviene su un ospite infetto, la zecca contrae l’infezione, che permane anche negli stadi successivi. I serbatoi naturali sono costituiti da piccoli roditori, topi (Peromiscus leucopus in USA e Apodemus flavicolis in Europa), mentre sono ospiti occasionali mammiferi selvatici quali il capriolo e domestici come il cane e la pecora, nonché l’uomo.
Gli ambienti umidi ed incolti, ideali per lo sviluppo delle zecche, sono frequenti nel bellunese dove, a causa dell’abbandono delle attività agricole in montagna, si è verificato un rapido avanzamento del bosco che ha enormemente favorito lo sviluppo di tali parassiti.
L'infezione solitamente si acquisisce quando le ninfe si nutrono tra marzo e luglio, anche se le zecche adulte possono occasionalmente trasmettere la malattia quando pasteggiano in autunno (Steere A.C. 1994).
Le Autorità civili e sanitarie del Bellunese hanno sempre dimostrato grande attenzione per lo studio della diffusione delle zecche nel territorio al fine di poterne limitare lo sviluppo ed attuare interventi atti ad di impedire il diffondersi delle malattie da esse trasmesse.
Gli studi condotti su tali problemi da vari angoli visuali perseguono anche lo scopo di potenziare gli interventi di profilassi anche attraverso una più puntuale conoscenza dei livelli di rischio.